TIPI DI CARROZZE
Le carrozze d’epoca costituiscono un universo affascinante, ricco di storia, di
tradizioni, di abilità da parte dei costruttori e di continua ricerca da parte
di chi oggi si avvicina a questo mondo. Infatti, oltre a rappresentare uno
spettacolo incomparabile per chi ha la fortuna di poterle ammirare ed a
suscitare forti emozioni in chi le guida, le carrozze d’epoca non possono fare a
meno di risvegliare un forte interesse nella ricerca dei particolari,
dell’origine, delle condizioni che ne hanno determinato la costruzione. Mezzo di
trasporto incontrastato fino all’avvento della ferrovia, i molteplici utilizzi
hanno determinato differenziazioni tali, da poterle suddividere in tre grandi
categorie:
le carrozze sportive e da passeggiata, guidate principalmente dal
proprietario/gentiluomo
le carrozze signorili di servizio, guidate dal cocchiere
le carrozze di utilità,destinate a scopi particolari
TIPI DI ATTACCHI
esistono numerosi modi di attaccare i cavalli. Negli attacchi con più di un
cavallo si distinguono sempre i cavalli di timone, normalmente più vicini alla
carrozza e che tirano la maggior parte del carico, e quelli di volata che sono
generalmente davanti a quelli di timone e servono proprio ad "invogliarli" ad
andare avanti e a definire maggiormente la traiettoria dell'equipaggio. Le
disposizioni più comuni sono: il singolo: un unico cavallo;
la pariglia: due cavalli uno accanto all'altro; il tandem: due cavalli uno di
seguito all'altro di cui quello davanti è detto di volata e quello dietro di
timone; il tiro a quattro: quattro cavalli in totale di cui una pariglia davanti
di volata e una dietro di timone.
IL COCCHIO
Il cocchio è l'antenato dell'attuale carrozza, tipo di carro trainato da
cavalli, usato nell'antichità per impieghi bellici e civili. Il primo cocchio a
due ruote, originario della Mesopotamia, risale probabilmente al 2000 a.C., ma
in seguito mezzi simili vennero impiegati da egizi, assiri, persiani, greci,
romani e da molti altri popoli. Grazie all'elevata velocità che potevano
raggiungere, i cocchi furono importanti strumenti da guerra, adatti al trasporto
di soldati armati di lance e archi. In Italia l'uso dei cocchi fu introdotto dal
card. Ippolito d'Este, Arcivescovo di Esztergom in Ungheria, che ritornò a
Ferrara nel 1509 con un seguito di “carettere ongaresche”, dette anche da “cozo”
o “coze”. Da questo momento si diffusero rapidamente tra le varie corti la
costruzione e l'uso dei cocchi fabbricati all'inizio a Ferrara e a Modena, da
cui partirono anche i primi “mastri” di cocchi e di carrozze, chiamati in altre
città dai vari principi italiani. L' adozione del cocchio per la sua comodità da
parte dei signori creò una moda che prese sempre più corpo, anche se incontrò
l'ostilità e il disprezzo del ceto dei nobili di spada, dei cavalieri.
L'ulteriore trasformazione del cocchio nella carrozza avviene nella seconda metà
del '600, quando all'impalcatura della cassa con pezze in cuoio si sostituisce
una cassa vera e propria con forte ossatura in legno e pannellatura parimenti in
legno, con conseguente vantaggio della solidità del tetto (con cielo interno) e
della comodità delle portiere e dei finestrini. L'evoluzione della specie fa un
salto verso il 1663. La Berlina è il modello che ebbe maggior diffusione e il
maggior numero di derivazioni. Il primo esemplare fu costruito a Berlino verso
il 1663 su progettazione di Filippo Chiese, o Cièze, architetto di origine
piemontese al servizio di Federico Guglielmo di Brandeburgo. Secondo un'altra
tradizione, che incontra altrettanti consensi, l'ideatore della Berlina fu Roubo,
celebre intagliatore ebanista francese, che però è attivo nel secolo XVIII; egli
senza dubbio portò le migliorie ai massimi livelli . Inizialmente era una
vettura a quattro ruote con cassa sospesa a cinghioni di cuoio; all'interno
erano disposti parallelamente tre doppi sedili, di cui uno nel mezzo. Le Berline
tedesche e inglesi avevano quattro portiere ed erano molto più ampie di quelle
francesi, che però erano più comode. Ancora nel secolo XVII esse erano di
esclusivo appannaggio delle famiglie reali e dell'alta nobiltà di corte e
venivano usate soprattutto per le passeggiate e i trasferimenti in campagna.Nel
settecento la Berlina diventa la carrozza di gala più diffusa tra la nobiltà,
nell'ottocento invece alla Berlina furono preferiti altri modelli come il Landau
e lo Stage.
I carrozzieri europei nel corso del Settecento apportarono alcune migliorie al
cocchio trasformandolo in carrozza: dopo aver irrigidito la cassa trasformandola
in un abitacolo chiuso con portiere e finestrini apribili, prima sagomarono le
brancard in legno a collo di cigno, poi le irrobustirono con lamine di ferro,
poi le sostituirono con barre di ferro forgiato ricurvo per ottenere maggiore
resistenza e stabilità.
Una vera e propria rivoluzione tecnica avvenne con l'invenzione delle molle
ellittiche (Obadiah Elliot, 1804), che consiste in balestre di fogli di acciaio
contrapposte e imperniate, un doppio arco su cui si poteva posare la cassa.. Per
la verità il precedente significativo era il sistema di sospensione della
“Diligence à l'anglaise”, formato da un'anomala balestra trasversale fissata al
fondo della cassa e collegata con cinghie a montanti in legno: era la competenza
del sistema originario e antiquato del cocchio e della versione parziale
dell'elemento moderno. Dunque l'invenzione di Elliot rivoluzionò la meccanica e
conseguentemente l'assetto della carrozza. é tra il 1830 e il 1850 che la
carrozza moderna si diffonde notevolmente negli strati borghesi, l'insieme
diventa un mezzo di trasporto pubblico di grandissima importanza commerciale e
culturale. Si diffonde moltissimo il “landau” (in francese landò, termine che
viene adottato anche in Italia), cioè la berlina convertibile con due capote a
mantici apribili; dovunque nelle città, sui boulevard o nei parchi, si
incrociano centinaia di carrozze scoperte a due o a quattro posti: la Victoria;
(una specie di coupé del landau e quindi landaulet) modello molto fortunato,
inventato dal carrozziere inglese Cooper per il principe di Galles nel 1869 per
la sua visita a Parigi e dedicato alla regina Vittoria. Essa aveva preso il
posto della gloriosa e raffinata Calèche o Barouche della prima metà del secolo,
una specie di berlina scoperta e alleggerita. Insieme ad essa il Vis-à-vis, il
massimo per la passeggiata e la conversazione (splendido in versione liberty e
in verde scuro quello di Cesare Sala di Piacenza).